Libri

Giancarlo Ricci

Il tempo della postlibertà.
Destino e responsabilità in psicoanalisi.
Sugarco, pp. 187 

Il libro ripercorre la cronistoria della vicenda con l’ordine degli Psicoligi  un’aggressione ideologica che cerca di imporre con la << rivoluzione gender >> una mutazione antropologica relativa al sesso, alla sessualità, alla famiglia, all’identità. In questa deriva, in nome del modernismo, tutto è permesso e ogni diritto è ritenuto legittimo.
“La libertà di pensiero ce l’abbiamo. Adesso ci vorrebbe il pensiero”, annotava  Karl Kraus in un aforisma: nulla di più attuale in un tempo in cui la società neoliberalista, enfatizzando la tecnologia,  favorisce un’idea di postlibertà che celebra il principio dell’autodeterminazione, destituisce l’istanza della responsabilità, l’impone l’obbligo dell’egualitarismo. La libertà implode.
Nella terza parte il tema della libertà è al centro dell’esperienza psicoanalitica. La pratica analitica viene proposta come un lavoro di libertà, come il percorso in cui un soggetto prova a ritessere il proprio destino. E a ritrovare il desiderio di progettare una libertà altra che ha il sapore di una conquista perenne.

 

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Giancarlo Ricci

SESSUALITA’ E POLITICA. 
Viaggio nell’arcipelago gender
Sugarco, pp. 265, Milano 2016  

In questo libro l’autore – dopo Il padre dov’era – individua 6o
voci che mappano un terreno su cui si gioca una scommessa
decisiva. E’ un viaggio in cui vengono attraversati alcuni
concetti cardine della psicanalisi, della filosofia, del diritto, dell’antropologia. Una serie di rinvii interni
permette al lettore di costruirsi un suo personale percorso
di lettura. Un certo uso ideologico dello scientismo e delle biotecnologie pretende di sovvertire i concetti fondanti la nostra civiltà: l’identità sessuale, la differenza tra i sessi, la famiglia, la filiazione. Le unioni gay, le adozioni omogenitoriali, la fecondazione eterologa sono temi che reclamano una mutazione antropologica. L’ideologia gender impone la propria idea di uguaglianza e di libertà di godimento in nome di un diritto propagandato come bene comune. Quale spazio rimane alla soggettività e all’umano?

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Giancarlo Ricci

L’ATTO LA STORIA.
BENEDETTO XVI, PAPA FRANCESCO E LA FINE DEL NOVECENTO

Edizioni San Paolo, pp. 98, Milano 2013

“Lo sguardo di uno psicanalista scruta la vertigine del nostro
tempo che fatica a progettare un futuro possibile. E’ uno sguardo
che attraversa a volo radente il disagio attuale della civiltà,
segnalandone le derive, i paradossi, le soglie, i punti di non ritorno.
Con ironia, talvolta con sarcasmo, spesso con indignazione. Il ritmo
è quello dell’invettiva.Il Novecento non è terminato con il crollo del
muro di Berlino, né con quello delle Torri Gemelle, perché qualcosa
nella quotidianità continuava a crollare, a produrre macerie e relitti.
Con la decisione di Benedetto XVI di lasciare il pontificato termina
il Novecento. Quell’atto ha messo un punto, ha posto un sigillo: il futuro
non potrà essere interpretato attraverso gli schemi cui eravamo soliti”

Vai al blog sul librogiustiziapsichica.blogspot.it


 

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IL PADRE DOV’ERA. Le omosessualità nella psicanalisi
SugarCo Edizioni, Milano 2013.

Nel dibattito sull’omosessualità maschile e sulla teoria gender questo libro
propone, in modo critico, punti di vista nuovi: una quarantina di voci tracciano
una sorta di mappa delle problematiche più significative: dagli scenari futuri alla
genesi dell’identità sessuale, dall’ipotesi biologica sull’origine dell’omosessualità
alla vicenda della sua derubricazione dal DSM.
Ne risulta una vera e propria emergenza antropologica che spesso si
confonde con la bandiera della libertà e dei diritti. La nostra epoca, che
festosamente si compiace del declino del padre, sembra celebrare cinicamente il
trionfo di un “godimento smarrito”, barattandolo con un concetto di libertà e di
emancipazione in cui tutto è permesso.

Vai al blog sul libro:  orientamentosessuale.blogspot.it

 

Giancarlo Ricci

Sigmund Freud. Il padre della psicanalisi, Electa Mondadori, Milano 2005

(Trad. in Germania: S. Freud. Der Vater der Psychoanalyse,
Verlag Phartas, Berlin 2006)
“Dopo circa un secolo dalla sua nascita sarebbe difficile pensare alla contemporaneità senza la psicanalisi, senza cioè quella sorgente incessante di domande che interrogano il cuore della sogge:ività dell’ʹuomo e, in modo radicale, me:ono in questione il nostro modo di stare al mondo, il nostro disagio e i saperi su cui erigiamo le nostre certezze. La grandezza del gesto di Freud è anche quella di non essersi limitato agli ambiti stre:amente “patologici”, ma di aver esteso il campo della sua ricerca alla società e ai suoi valori, all’ʹorigine della religione o alla genesi del fare artistico. Se Freud amava definire la psicanalisi come “portatrice di
civiltà” è proprio nel senso di una sua predilezione verso l’ʹapproccio etico, ancor prima che “scientifico” o “tecnico”. In questo libro sono presentati i diversi volti di Freud: da quelli più biografici, storici, e in un certo senso “datati”, a quelli meno conosciuti o addiri:ura trascurati. Infine nel terzo capitolo vengono esplorati gli incontri più significativi tra Freud e gli esponenti più noti della cultura e della scienza della sua epoca” (dalla Presentazione).


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Giancarlo Ricci,

Sigmund Freud. La vita, le opere e il destino della psicanalisi,
Bruno Mondadori, Milano 1998.

“Dopo il rischio, avvertito dallo stesso Freud, che la psicanalisi fosse inghiottita dal discorso medico e psichiatrico, si profilano oggi altri rischi, ben più insidiosi: la tendenza a considerare lo psichico unicamente come un dato neurobiologico, l’uso indiscriminato di psicofarmarci, la sovrapposizione e la confusione tra psicologia, psicoterapia e psicanalisi. Restituendo la parola a Freud ho cercato di rendere giustizia della sua opera, del suo gesto che è innanzitu:o etico, del suo pensiero che rimane scri:o nero su bianco. Esso appartiene alla modernità, a quella civiltà a proposito della quale egli scrive, nel 1927, che «ha poco da temere dagli uomini colti e da chi si dedica al lavoro intelle:uale». «Questi individui -­‐‑ aggiunge -­‐‑ sono portatori di civiltà». Amo questa frase di Freud perché indica la meta più alta della sua opera, quasi la cifra dell’etica che accompagna in modo indissolubile la pratica della psicanalisi” (Dalla Prefazione).

 

 

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Giancarlo Ricci,

Le città di Freud. Itinerari, emblemi, orizzonti di un viaggiatore.
Prefazione di Carlo Sini, Jaca Book, Milano 1995.

(Trad. in portoghese: As cidades de Freud, revisao técnica di Marco Antonio Coutinho Jorge, Jorge Zahar Editor, Rio de Janeiro, 2005).

“Con la stessa meraviglia che sorge quando si sfoglia un atlante, abbiamo provato a ridisegnare la mappa entro cui si svolge l’impresa freudiana: i primi passi, le avversità, gli orientamenti, le deviazioni, gli approdi. I viaggi di Freud percorrono una mitteleuropa antecedente e successiva al primo conflitto mondiale. Ogni città visitata diventa una tappa, una svolta, un’occasione da cui scaturiscono idee, pensieri, congetture. Talvolta si tratta di un incominciamento o di una soglia da varcare, altre volte di momenti labirintici, spaesanti e persino inquietanti. Le città considerate sono quaranta, le più significative. Disposte in ordine cronologico esse riconducono al gesto originario dell’avventura freudiana. Ci soffermeremo sulle ragioni di alcune scelte, sui motivi di certe pause, sui presupposti da cui scaturiscono tentennamenti, timori o vertigini. Freud nasce a Freiberg nell’Est europeo e giunge a Vienna da bambino. Da studente e da assistente universitario girovaga nelle capitali della scienza dell’epoca quali Parigi o Berlino. Dopo essersi allontanato dalla neurologia e dalla psichiatria ottocentesche, affronta il Mediterraneo e decide di compiere il suo viaggio a Roma e in altre città italiane. Il suo “splendido isolamento” termina nel 1909 con le conferenze in America, e da quel momento lo scenario diventa internazionale. Poi i viaggi in cui rivisita la sua seconda Europa, quella dei congressi dai quali prende avvio il movimento psicanalitico” (dalla Prefazione).

Per leggere pagine del libro vai a :   http://books.google.it/books?id=Toucf9vyDxQC&printsec=frontcover&dq=città

 

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Giancarlo Ricci,

L’amore del tiranno. Psicanalisi e istituzione,
Marsilio, Venezia 1978

“Questo libro non mira ad attuare una critica delle istituzioni. Sorge, invece, per un vuoto teorico che ha caratterizzato in questi anni settanta diverse sperimentazioni istituzionali. E anche per provocare e rilanciare un dibattito che si è arenato nelle sabbie delle polemiche, delle dottrine, delle visioni del mondo. (…) I vari capitoli che compongono questo libro costituiscono una traversata che esplora e percorre vari modelli istituzionali partendo da alcune istanze teoriche che procedono da un’esperienza svolta presso un “Centro di Addestramento per Subnormali” (1978).